Di mano in mano

Se ne stava, per così dire, rannicchiata nell’unico cassetto di una cassettiera blu cobalto insieme a numerose altre sorelle. Rossa fiammante, con la sua armatura di metallo, puntuta, e, dobbiamo dirlo anche leggermente cicciuta.

“Buongiorno”. “Buongiorno. Desidera?”

La signora, altrettanto elegante e puntuta di mento, si guardò intorno fra il curioso e il dubbioso, esplorando a volo di uccello le numerose vetrine.

“Mi dica, sono qui apposta”.

“Domani mio marito festeggia il primo anniversario del pensionamento. Volevo fargli un regalo speciale”.

“Guardi” rispose il negoziante “ho proprio quello che ci vuole per lui”. Andò alla cassettiera e prese proprio la nostra stilografica. La pose sul bancone. La signora ne fu subito conquistata. Qualche cartuccia di ricarica e ripose il tutto nell’ampia borsa beige con una borchia dorata.

Tazzina di caffè, fette biscottate, e marmellata aspettavano il mattino dopo il consorte. Insieme ad un misterioso pacchettino, però, questa volta. Apertolo, ringraziò profusamente la moglie del pensiero.

La nostra stilografica finalmente respirò. Un po’ di vita, di movimento, e poi basta con quel sentirsi inutile, abbandonata così fra tante compagne. Chissà cosa ne sarebbe stato di loro, se qualcuno le avesse un giorno salvate da quella vita buia e triste.

Un anno passò e poco cambiò. Da un cassetto ad uno scaffale. Certo, l’aria qui non mancava, ma non si poteva proprio chiamarla vita. Ogni tanto veniva presa, ben vero con amore, delicatezza e rispetto, ma solo per firmare qualche noiosissimo documento. Col vecchio pugno di orgoglio professionale, di cui si sentiva onorata, ma questa routine ormai l’annoiava terribilmente. Le si era pure seccata qualche cartuccia.

Finchè un giorno le cose improvvisamente cambiarono.

Il nonno sorprese il nipotino a scarabocchiare sul retro di qualche foglio destinato al riciclo. Felice di vederlo così serio e impegnato, decise di regalargli la penna.

Gli anni passarono. Gli scarabocchi si trasformarono nelle prime lettere abbozzate con mano incerta, ma determinata. Seguirono i primi temini alle elementari, e poi, crescendo di complessità i temi delle medie e del Liceo.

Anche tesine e tesi sarebbero state stilate così, se l’era dei computer e le richieste del sistema non avessero imposto l’uso di tablet o portatili.

E così la vita della nostra stilografica aveva fatto un ulteriore salto di qualità, seppure comportante momenti di grande fatica e improvvisi risvegli dal suo riposo ad ogni ora del giorno e della notte.

Ne valse la pena, pensò, quando vide i suoi segni eleganti e longilinei trasformati in moderni segni più cicciuti e compatti.